CENTRO DOCUMENTAZIONE DON TONINO BELLO ONLUS
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ORARI APERTURA:

martedì dalle 9 alle 13
giovedì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15 alle 18.00;

Sabato dalle 20.30 alle 22.30

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Centro Documentazione don Tonino Bello
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BIBLIOTECA CENTRO MISSIONARIO
FAENZA

"E' naturale che la gente comune non voglia la guerra.
Ma il popolo può sempre essere allineato sulle direttive di chi comanda.
E' facile.
Tutto quello che devi fare è dire loro che sono attaccati,
e denunciare i pacifisti di essere anti-patriottici e di volere esporre il paese al pericolo.
Funziona in qualsiasi paese".      
Hermann Goering, gerarca nazista

La guerra è solo una inutile strage
Via dalla Libia
dall'Afghanistan
dall'Iraq
abolire i mercenari


CAMPAGNE


"In nome del petrolio - la verità scomoda"

"In nome del petrolio - la verità scomoda": è il titolo dell'inchiesta di Rainews24 sulla missione italiana in Iraq. Nel reportage è stato mostrato un dossier del governo, redatto sei mesi prima della guerra in Iraq, nel quale già si indicava Nassiriya come località strategica per l'Italia, rispetto ai nostri interessi petroliferi. Foto, filmati e testimonianze sull'attività del contingente italiano dimostrano come il motivo principale della nostra presenza a Nassiriya sia la protezione di oleodotti e raffinerie, in una zona ricchissima di giacimenti.

In nome del Petrolio 1^ parte

In nome del Petrolio2^ parte

paesi che si sono ritirati dall'Iraq

osservatorio Iraq


  documentazione:
lettera dei 138 saggi musulmani
dichiarazione finale 1° Forum cristiano islamico


link amici
CENTRO PACE FORLI'



Martedì 1 gennaio 2019
Messaggio 52^ Giornata Mondiale della Pace

Marcia cittadina – Faenza

Ore 15.30: ritrovo Via Zaccagnini n. 46

Ore 17.30: tappa presso Piazza Nenni

Ore 18.00: in Cattedrale Celebrazione Eucaristica presieduta dal nostro Vescovo



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Presentato il Rapporto Mil€x 2018 che fotografa un’accelerazione nella corsa al riarmo. Il vocabolario bellico non comprende la parola austerità. Oltre al ministero della Difesa (21 miliardi nel 2018, +3,4% rispetto al 2017), diventa sempre più centrale il ruolo del ministero dello Sviluppo Economico (3,5 miliardi nel 2018, +5% al 2017) decisivo nell’acquisto degli armamenti.

Venticinque miliardi di euro, una cifra pari all’1,4% del PIL nazionale. Nel complesso ammontano a tanto le spese militari italiane per il 2018. È solo uno dei dati che emerge dal Rapporto Mil€x 2018, presentato giovedì 1 febbraio, alla Sala Stampa della Camera dei Deputati.

Le 56 pagine del dossier riflettono l’immagine di un paese che negli ultimi anni ha accelerato la «corsa al riarmo», attestandosi in 11ª posizione nella classifica degli stati che spendono di più per i propri eserciti. Lo dicono i numeri.

Rispetto al 2017, per l’anno in corso l’aumento è del 4%. La percentuale lievita fino al +26% se si estende il periodo di riferimento alle ultime tre legislature, dal 2006 all’inizio del 2018, anni in cui, nonostante la crisi economica, le spese per armamenti sono aumentate dell’88%. Dopo la spending review decisa nel 2012 dal governo di Mario Monti, e mantenuta dal suo successore Enrico Letta, con Matteo Renzi prima e Paolo Gentiloni poi alla guida dell’esecutivo i tagli sono infatti stati messi da parte, segnando un +8,2% (1,6 miliardi in più) tra il bilancio Difesa del 2015 e quello del 2016. Oltre al ministero della Difesa (21 miliardi nel 2018, +3,4% rispetto al 2017), nella partita diventa sempre più centrale anche il ruolo del ministero dello Sviluppo Economico (3,5 miliardi nel 2018, +5% rispetto allo scorso anno).

Navi, carri armati e aerei da guerra

In parte i soldi destinati alle spese militari vengono utilizzati per costruire navi da guerra della Marina come la portaerei Thaon di Revel, carri armati ed elicotteri da attacco, aerei da guerra Typhoon ed F-35. A quest’ultimo modello il Rapporto Mil€x 2018 dedica un approfondimento, spostando la lente d’ingrandimento sui suoi costi effettivi (50 miliardi il costo per trent’anni di vita operativa), sulle sue reali ricadute industriali ed occupazionali (secondo la Corte dei Conti ricavi e posti di lavoro sono dimezzati rispetto alle previsioni del governo) e, soprattutto, sui suoi difetti strutturali. Secondo il dossier, infatti, i primi 8 F-35 che il nostro paese ha già acquistato, pagando per ognuno di essi 150 milioni di euro, rischiano di finire fuori servizio.

Le missioni all’estero e il caso Niger

L’attenzione viene posta anche sulle missioni militari all’estero, attive in 25 paesi dal Mar Mediterraneo all’Oceano Indiano passando per l’Africa e il Medioriente. Lo stanziamento complessivo per il 2018 ammonta a 1,28 miliardi di euro. Soldi che servono per finanziare l’impiego di quasi 8mila uomini, 1.400 mezzi terrestri, circa 60 mezzi aerei e 20 navi. «A fronte di una riduzione dei costi per le missioni in Iraq (-17%) e, in misura minore, Afghanistan (-4%) e della fine della missione in Turchia (al 31 luglio 2018) -  si legge nel rapporto - si registra un aumento dei costi per la missione in Libia (+7%), per la missione Nato in Lettonia (+15%) e soprattutto l’avvio della nuova missione in Niger (470 soldati, 130 mezzi terrestri e due mezzi aerei): quasi 50 milioni di euro per il 2018, al netto dei costi logistici, di supporto di intelligence, di attività CIMIC e di protezione della nuova ambasciata di Niamey».

Su quest’ultima missione ha posto molti dubbi Francesco Vignarca, fondatore dell’osservatorio Mil€x e coordinatore di Rete Italiana per il Disarmo. «Contestiamo la procedura di voto di questa missione - spiega a Nigrizia - fatta a camere sciolte, il che stabilisce un precedente rischioso. Ci chiediamo due cose. Come è possibile che di colpo la sicurezza dell’Italia dipenda anche dal Niger? E poi, come possono una piccola base e dei corsi di addestramento dare un contributo per fermare i flussi migratori che partono dall’Africa? Inoltre, stiamo parlando di una missione presentata dal governo come strategica e che, per tale motivo, costerà molto. Ma il dispiegamento di mezzi sarà minimo. Ciò dimostra che l’Italia sta continuando a comprare mezzi senza però usarli, e questo è possibile perché buona parte del budget destinato alla competitività delle imprese da parte del ministero dello Sviluppo Economico sta andando proprio ai produttori di armi. Insomma, stiamo facendo una spesa militare sproporzionata rispetto alle nostre reali esigenze».

Spese Nato e nucleare

Altri focus del dossier riguardano il costo di gestione delle 59 basi americane presenti in territorio italiano (520 milioni ogni anno), gli onerosi contributi ai bilanci della Nato (192 milioni ogni anno), casi particolari come quello della base militare italiana a Gibuti “Comandante Diavolo” (43 milioni all’anno), gli stipendi e le pensioni degli alti ufficiali e di circa 200 cappellani militari.

Particolare interesse, infine, viene rivolto alle spese di stoccaggio e sorveglianza delle venti testate atomiche tattiche americane B-61 custodite nelle basi italiane. Ventitré milioni di euro vengono spesi per l’aggiornamento delle apparecchiature di sorveglianza esterna e dei caveau contenenti le testate all’interno degli 11 hangar nucleari della base bresciana di Ghedi. Altri soldi servono per contribuire alle spese di stazionamento del personale militare Usa addetto e per tenere in “allenamento” aerei e piloti italiani dedicati al “nuclear strike”. Sulla questione è intervenuto Daniel Högsta, coordinatore della campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) insignita del Premio Nobel per la Pace 2017: «Questi dati dimostrano come la presenza di armi nucleari abbia impatto negativo per i paesi che le ospitano non solo dal punto di vista politico, ma anche della spesa pubblica. L’opinione pubblica dovrebbe rendersene conto».

Le proposte di Mil€x

Il rapporto si conclude con una serie di proposte affinché ci sia più trasparenza sul modo in cui vengono spesi i soldi destinati alla sicurezza del paese e alla nostra presenza militare oltreconfine: creazione di un autorità di controllo procurement, ridimensionamento dei finanziamenti del ministero dello Sviluppo Economico, ridimensionamento dei programmi dell’Esercito di acquisire o rimodernare nuovi mezzi da combattimento in quantitativi eccessivi rispetto alle esigenze nazionali, limitazione della partecipazione italiana alle missioni internazionali, investimenti sulla cyber difesa e in bonifiche di infrastrutture e mezzi a tutela della salute del personale e dell’ambiente, revisione delle procedure di dismissione del patrimonio militare. Non resta che attendere segnali dal governo che si formerà dopo le elezioni del 4 marzo. 


Il Consiglio dei ministri ha approvato il 10 febbraio 2017 il disegno di legge di attuazione del «Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa» attualmente in discussione in Parlamento.
Il documento è criticato dai pacifisti come Pax Christi, ma anche dai militari e dai sindacati.
I pacifisti denunciano che:
- la difesa della Patria stabilita dall’art. 52 della Costituzione viene allargata a dismisura inserendovi anche la difesa degli interessi vitali del Paese; della sicurezza delle aree di sovranità nazionale e dei connazionali all’estero; della sicurezza e l’integrità delle vie di comunicazione di accesso al Paese; degli spazi euro-atlantici ed euro-mediterranei... (la Patria non si limiterebbe più solo al territorio nazionale, ma avrebbe confini infiniti)
- il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, stabilito dall’art. 11, viene di fatto stravolto prevedendo la "partecipazione, nell’ambito della gestione delle crisi internazionali, a operazioni di prevenzione e gestione delle crisi al di fuori delle aree di prioritario intervento, al fine di garantire la pace e la legalità internazionale". (legittimando di fatto la guerra preventiva)
- l’idea di affidare alle Forze armate sul piano interno la «salvaguardia delle libere istituzioni», con «compiti specifici in casi di straordinaria necessità ed urgenza». è inquietante, nella sua vaghezza.
- l'apertura delle Forze armate a «dirigenti provenienti dal settore privato» che potranno ricoprire gli incarichi di massimo livello, permetterà ai potenti gruppi dell’industria militare definita «pilastro del Sistema Paese» di attuare più comodamente i propri interessi.
I militari criticano l'attribuzione ad un solo capo militare del comando pieno delle singole forze armate e il controllo totale sulle carriere e sull’impiego dell'alta gerarchia
I sindacati del settore oltre a temere la straordinaria e pericolosa concentrazione di potere militare ed economico di cui sopra temono anche per le ricadute occupazionali sia per i dipendenti militari che per quelli civili.



MESSA AL BANDO DELLE ARMI NUCLEARI


Il 27 ottobre 2016 le Nazioni Unite hanno votato a larga maggioranza di avviare a marzo 2017 i negoziati, che proseguiranno a giugno e luglio, per iniziare un percorso che porti alla messa al bando delle armi nucleari.

L'Italia ha inspiegabilmente votato no
il 23 dicembre 2016 ha dapprima votato si e poi ha detto che si era sbagliata

ITALIA, RIPENSACI!


Scopriamo come nacque la nostra Costituzione


PACIFISTA DELL'ANNO
La testimonianza del sindaco di Messina Accorinti


Ecco il testo letto da Accorinti durante la cerimonia del 4 Novembre:

"Si svuotino gli arsenali, strumenti di morte - ha dichiarato il sindaco Accorinti nel corso del suo intervento, rivolgendo anche un appello ai sindaci di tutti i comuni italiani - e si colmino i granai, fonte di vita. Il monito che lanciava Sandro Pertini sembra ancora ad oggi cadere nel vuoto. Nulla da allora è cambiato. L'Italia, paese che per la Costituzione <ripudia> la guerra, continua a finanziare la corsa agli armamenti ed a sottrarre drasticamente preziose e necessarie risorse per le spese sociali, la scuola, i beni culturali, la sicurezza. Il rapporto 2013 dell'Archivio Disarmo su <la spesa militare in Italia> documenta come l'Italia abbia speso per l'anno 2013, e spenderà per il 2014 e il 2015, oltre 20 miliardi di euro per il comparto militare (oltre un ulteriore miliardo per le missioni internazionali) a fronte di una drammatica crescita della povertà sociale. Nel 2013 l'lSTAT ha pubblicato il suo più drammatico <Rapporto sulla povertà> nel nostro Paese. Gli italiani, che vivono al di sotto della linea di povertà sono ormai 9 milioni 563 mila, pari al 15,8 % della popolazione. Di essi 4 milioni 814 mila (ossia 1'8%) sopravvivono in condizioni di povertà assoluta, cioè impossibilitati ad acquisire i beni di prima necessità. In questo drammatico quadro nazionale la Sicilia diventa emblema di questa progressiva campagna di militarizzazione italiana. La nostra isola - ha proseguito Accorinti - rischia di diventare una portaerei del Mediterraneo: una base dalla quale fare partire strumenti di morte e controllare con tecnologie satellitari (MUOS) i paesi stranieri. Anche l'arrivo dei flussi migratori è vissuto come un <problema di ordine pubblico> da affrontare con le forze armate, da circoscrivere in ghetti, lontani dagli sguardi della popolazione italiana, dove non sempre sono garantiti diritti e giustizia. Non si può rimuovere dalla memoria collettiva, quasi esorcizzando, un secolo di lotte del movimento operaio per la pace e il lavoro, il disarmo e la giustizia sociale. Questa Amministrazione appoggia quelle lotte e quegli ideali. Questa Amministrazione dice <Si> al disarmo. Questa Amministrazione, fedele alla Costituzione Italiana, dichiara il proprio <No a tutte le guerre> e difende il diritto di emigrare, ribadendo il massimo impegno nella ricerca di soluzioni di accoglienza idonee per i fratelli migranti giunti di recente a Messina. Messina e la Sicilia - ha concluso il sindaco - da sempre hanno avuto una grande opportunità in quanto crocevia di diverse culture e religioni; le diversità arricchiscono tutti e oggi vogliamo rilanciare un processo di pace dalla nostra terra e dal nostro mare per l'umanità".


OBIETTORI DI COSCIENZA

Bradley Manning (a sinistra) ha rivelato il video di un attacco da elicottero in Iraq su persone disarmate, tra le quali due giornalisti Reuters.

Edward Snowden (a destra) ha reso pubblici i documenti che mostrano come la National Security Agnecy (NSA) abbia spiato i registri relativi alle telefonate di milioni di americani (in particolare quelli che usano Verizon) e le attività in rete di centinaia di milioni di stranieri attraverso PRISM


WIKILEAKS, DOSSIER ANCHE SULL'ITALIA

Dopo la diretta video OnLine sul caso più clamoroso dell’anno, con Julian Assange che relazionava sui 92 mila i documenti segreti del Pentagono sulla guerra in Afghanistan dal gennaio 2004 al dicembre 2009 che sono stati pubblicati in Rete, oggi nuovo round da Wikileaks. Tocca all’Italia nei documenti segreti, dove viene svelato che nel 2007 l’Italia promise rinforzi in Afghanistan. Dalle tensioni sul caso Calipari, al grande gelo Bush-Prodi. Tutto nei rapporti riservati divulgati sul sito…


GUERRA INFINITA

In Africa il colonialismo non è mai realmente finito: è un continente troppo ricco di minerali per essere lasciato libero. Cina, Francia, Usa… se lo contendono più o meno apertamente.

Il Mali non fa eccezione. Il suo sottosuolo è ricco di oro, bauxite (il minerale dell’alluminio) e soprattutto uranio. Appare curioso che il presidente ad interim del Mali, la cui legittimità è nulla poiché è salito al potere in seguito al colpo di stato del 22 marzo 2012, abbia chiesto ufficialmente l’aiuto dei francesi, notoriamente interessati all’uranio per le proprie centrali e industrie nucleari.

I francesi dichiarano di essere intervenuti “per la democrazia”. Il pretesto non è originale e come nel passato è palesemente falso. Tutto il sistema economico mondiale si basa sull’energia e sui minerali strategici e tutte le guerre sono combattute per averne il controllo.

Il metodo usato è altrettanto vecchio e chiaramente controproducente: le bombe che dovevano debellare una volta per tutte il terrorismo, lo hanno invece alimentato e diffuso come un cancro. Sistema oltremodo criminale che colpisce in maniera indiscriminata la popolazione e che alimenta il lucroso mercato delle armi.

Il governo italiano, dimissionario e sempre alla ricerca di soldi. offre immediatamente un costoso supporto per questo tipo di intervento senza neanche consultare il Parlamento ormai sciolto.

L’Onu e la nostra Costituzione sono ancora una volta umiliati.

COMITATO SPONTANEO PER LA PACE di Faenza



PROGETTI DI ATTACCO NUCLEARE ALL'IRAN

  • L'IRAN (Non è il problema) - IRAN (Is not the problem) EN/ITA
    Un documentario da Youtube realizzato da pacifisti americani sulla gigantesca campagna mediatica a sostegno della guerra imperialista contro l'Iran (sottotitoli in italiano)
  • 07/11/2011
    Attenzione, è allarme atomico! Denuclearizzare il Medio Oriente!,
    di Sergio Paronetto
    Attacco all'Iran è sempre più vicino
  • Attacco atomico all'Iran? Comitato Spontaneo per la Pace di Faenza

  • LE BOMBE ATOMICHE IN ITALIA
    Secondo una stima al ribasso, citata nel rapporto"U.S. non-strategic nuclear weapons in Europe: a fundamental Nato debate", presentato in questo fine ottobre da un comitato dell'Assemblea parlamentare della Nato., sarebbero 70-90 in Italia (ad Aviano e Ghedi-Torre). Secondo altre stime, almeno il doppio. Sono bombe B-61 in diverse versioni, la cui potenza va da 45 a 170 kiloton (13 volte maggiore della bomba di Hiroshima).


    UN  SABATO  PER…
    tutti i sabati da ottobre a maggio
    dalle 20.30 alle 22.30
    presso la sede del Centro Documentazione



    Sono stati resi noti i nomi delle ditte chiamate a costruire la nuova base militare Usa a Vicenza: Consorzio Cooperative Costruzioni (CCC) di Bologna e Cooperativa Muratori e Cementisti (CMC) di Ravenna
    VERGOGNA!!

    La Sanità, la Scuola, l'Assistenza Sociale ringraziano per aver aumentato le spese militari del nostro paese (8° posto al mondo per ammontare e 6° come spesa procapite).

    NO DALMOLIN
    DOSSIER
    Vicenza 12-5-2009

      545 persone hanno firmato, davanti al notaio, l'acquisto collettivo del terreno che ospita il Presidio Permanente No Dal Molin dove, secondo i progettisti della base statunitense, dovrebbe essere realizzato l'ingresso nord dell'installazione militare.   "Mettiamo radici al Dal Molin" è il nome della campagna con la quale tanti cittadini che si oppongono alla base militare hanno sottoscritto una quota di 100 euro per l'acquisto dell'area. Il movimento No Dal Molin dà stabilità alla propria opposizione e, soprattutto, mette un granello di sabbia nei meccanismi della militarizzazione: il terreno acquistato, infatti, dovrà essere espropriato per realizzare l'ingresso della base. Acquistando il terreno in questo modo l'esproprio non potrà essere concluso prima di 10 anni...


    Italia: esportare armi per abbattere i costi, cambiando la legge


    I COMUNI DI FAENZA E SOLAROLO PRIVILEGIANO LE BANCHE NON ARMATE
    gara di tesoreria 2014

    L'elenco delle banche non armate è un dato ufficiale desunto dall'annuale relazione della Presidenza del Consiglio prevista dalla legge 185/90 che regolamenta il commercio delle armi che dovrebbe essere presentato alle Camere ogni anno entro il 30 aprile.
    L'ultimo dato disponibile, relativo al 2013 è attualmente pubblicato sul sito della Camera dei Deputati alle pagine 618-619 e 1151

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    ANCHE IL COMUNE DI RAVENNA PRIVILEGIA LE BANCHE NON ARMATE


    PROGETTO PANDORA TV


    STORICO INIZIATIVE:

    RECITAL
    FINI E S.FRANCESCO
    UN MURO NON BASTA
    BAMBINA PICCHIATA DAL BABBO A FAENZA


     
         
       

    Il Centro di Documentazione "don Tonino Bello" è una biblioteca, emeroteca, videoteca e ludoteca specializzata nella raccolta (da privati e da associazioni che ne rimangono comunque proprietari) di libri, riviste, documenti, giochi e audiovisivi inerenti agli argomenti della pace, del volontariato, dell'emarginazione, dell'ecologia e dell'educazione alla mondialità.


    UNA NAZIONE SENZA MEMORIA

    “Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina, ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici, ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.” Dalla Relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso Americano sugli IMMIGRATI ITALIANI, Ottobre 1919.

    La relazione così prosegue: “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.